Prefazione.

In un angolo remoto dell'universo scintillante e diffuso
attraverso infiniti sistemi solari c'era una volta un astro, su
cui animali intelligenti scoprirono la conoscenza. Fu il minuto
pi tracotante e pi menzognero della storia del mondo: ma
tutto ci dur soltanto un minuto. Dopo pochi respiri della
natura, la stella si irrigid e gli animali intelligenti
dovettero morire.
Friedrich Nietzsche(1).

L'Et moderna - dominata dalla Rivoluzione scientifica - ha
conservato al suo intemo una caratteristica essenziale del
pensiero antico e medievale: la fiducia illimitata nelle capacit
conoscitive dell'uomo, l'idea che - attraverso un processo pi o
meno lungo, pi o meno complesso - fosse possibile conoscere,
possedere, dominare il Tutto.
     La   filosofia,  in  collaborazione  o  in  altemativa  alla
religione,   ha   preteso  di  garantire   all'uomo   l'eternit,
dimenticando  che, come insegna Agostino di Ippona,  l'etemit  
solo  di  Dio:  il  tempo  - che  la dimensione  dell'uomo  -  
incommensurabile con l'eternit.
     La  modernit  finisce quando l'aspirazione  dell'uomo  alla
conoscenza  dell'Assoluto comincia ad apparire come  una  pretesa
insensata, come orgoglio e tracotanza. Proprio la scienza moderna
ha  dilatato  enormemente  il  tempo  dell'universo:  la  vecchia
immagine  biblica dell'uomo che nasce pi o meno  contestualmente
all'universo   e  della  sua  storia  scandita   in   un   elenco
relativamente breve di generazioni (Adamo gener Set, Set gener
Enos,  Enos  gener Cainan, ... No gener Sem, Cam, Jafet  ...,
Genesi, 5, 1-32) perde ogni senso, confrontata a una storia della
Terra  che  si  misura  in  milioni di anni  -  molti  dei  quali
precedono  la comparsa dell'uomo - e se si pensa che la  Terra  
senza  dubbio  un  astro secondario di uno  dei  tanti  sistemi
solari. Le intuizioni di Giordano Bruno - che gli valsero il rogo
- hanno trovato una conferma scientifica. La fragilit e l'infima
piccolezza   dell'uomo  messa  in  evidenza  da  Pascal   possono
riscattarsi solo con la fede in un Dio che ha fatto dell'uomo  il
suo  figlio  prediletto,  e che, anzi,  per  dimostrargli  questo
privilegio si  fatto egli stesso uomo. Ma la filosofia  non  pu
continuare  a  misurarsi su questo terreno, non pu continuare  a
competere con la religione. La dimensione dell'uomo che si ricava
da  un  uso  onesto  della  razionalit  scientifica    quella
indicata  da Nietzsche: tutta la storia dell'umanit  -  passata,
presente e futura -  concentrata in pochi respiri della natura
su  un  astro che vive un minuto in uno dei tanti sistemi solari,
in un angolo remoto dell'universo scintillante.
Con  questa  consapevolezza gli uomini del diciannovesimo  e  del
ventesimo secolo devono affrontare l'angoscia che ha attanagliato
i loro antenati, moltiplicata per in maniera smisurata: il Tutto
e  l'Essere  che i primi filosofi pensavano di poter comprendere,
conoscere e dominare, si  dilatato all'infinito,  divenuto  ora
inafferrabile.
     La  filosofia,  dopo la grande illusione  hegeliana,  sembra
aver  perduto  il proprio oggetto, sembra diventata  essa  stessa
priva  di senso. Che senso ha, infatti, rincorrere un Tutto  che,
in  quanto  infinito ed eterno, non potr mai essere raggiunto  e
tanto meno dominato?
     La filosofia del diciannovesimo e del ventesimo secolo offre
a  queste  domande  una vasta gamma di risposte,  che,  comunque,
possono  essere  ricondotte  a due  atteggiamenti  di  fondo:  la
riproposizione del punto di vista della modernit che continua  a
mirare  alla  conquista e al dominio  del  Tutto;  oppure  il
ripiegamento verso la riflessione su quel granello di polvere che
  l'uomo  e  che sembra nascondere, al suo interno, un  universo
infinito  come quello che lo circonda. Naturalmente resta  sempre
aperta  la  via  di  una  fede religiosa nella  riconcilia  zione
dell'uomo con il Tutto, ma questa non  una via filosofica.
     Il   primo   atteggiamento    dominato  dalla  razionalit
scientifica  che si esprime nel positivismo, in gran  parte  del
marxismo, ma anche nel neoidealismo, e soprattutto nella  fiducia
diffusa  nella scienza e nella tecnica e nella loro  capacit  di
organizzazione e di controllo.
     Il  secondo atteggiamento si concentra su ci che  appare,
sulle modalit dell'esistenza dell'uomo, sulla sua attivit  di
interprete  del  mondo e di se stesso, sulla  sua  capacit  di
comunicare con gli altri.
     Naturalmente su entrambe queste strade si incontrano fughe
verso  l'Assoluto, continue ricomparse della metafisica (e  della
domanda:  possibile una filosofia senza fondamenti metafisici?),
continue ricostruzioni di certezze. Il ventesimo secolo   andato
perfezionando - proprio sul piano della riflessione filosofica  -
la  capacit  di  critica  e  di autocritica,  di  revisione  dei
giudizi, di discussione e accettazione di punti di vista diversi.
     Proprio il ventesimo secolo ha visto la ricomparsa di  forti
motivazioni  ideologiche (e filosofiche?)  alla  guerra:  le  due
guerre  mondiali e le innumerevoli guerre locali  degli  ultimi
cinquant'anni  -  proprio  come  le  guerre  di  religione  del
diciassettesimo secolo - hanno celato il volto dell'espansionismo
economico  e  territoriale, della difesa di interessi  materiali,
della  concorrenza  economica, dietro i  valori  di  libert,  di
democrazia, di eticit.
     Dunque, dopo aver trattato il pensiero dei maggiori filosofi
del secolo scorso, che costituisce lo spartiacque tra due epoche,
abbiamo   affrontato  il  pensiero  dei  filosofi  del  Novecento
inserendo   le   figure   pi  significative   all'intemo   della
trattazione  delle  grandi  correnti  che  sono  espressione  del
complesso articolarsi della filosofia nel nostro secolo, cercando
in  questo modo di offrire in un quadro d'insieme un periodo di
solito trascurato nella pratica didattica.

Questo  volume    dedicato ad Andrea Gallori (1947-1996).11  mio
interesse  per  la filosofia  nato anche dalle  discussioni  che
facevamo da ragazzi.
